Perché

Nel tempo della ‘globalizzazione’ gli italiani sono ancora alle prese con l’unità incompiuta. Altro che frontiere, nord e sud fanno ancora fatica a capire che stanno sotto lo stesso tetto e che insieme potrebbero essere una casa meravigliosa.
Gli ‘artisti’, come pure tutti gli italiani che di creatività e impegno fanno un mestiere da vetrina, magari grandi cuochi o provetti artigiani, patiscono il recinto territoriale e, anzi, hanno una sensibilità e un respiro che guarda naturalmente oltre. Si misurano con orizzonti lontani, cercano ovunque e in chiunque nuove sensazioni, sperimentano piste e scambi, si avventurano in mille diverse conoscenze, godono delle relazioni e delle fusioni. E, peraltro, non possono che offrire se stessi e le proprie opere al mondo intero.
Eppure molti di loro devono lottare per questa ‘libertà’. Il loro campanile, la loro regione, il loro orticello di nascita li rivendicano come proprietà esclusiva, li sventolano come bandiere, li vogliono paladini della micro-realtà. Non è un ‘orgoglio’ passionale, umano e disinteressato. Molte volte è una piccineria, una pretesa, un’ottusità, una rabbiosa rivendicazione. Guai al taglio del cordone ombelicale. Il ricatto è sottile, subdolo e inquietante tanto che a tanti ‘artisti’ tocca convivere per sempre con l’etichetta del marchio di provenienza.
Diciamo pure che non sono pochi quelli che vorrebbero, con la luce prodotta da uno, illuminarsi la strada senza meriti e fatica.
Io non nego l’importanza, affettiva e culturale, delle radici. Anzi. Ritengo che le radici siano proprio importanti per una pianta rigogliosamente protesa verso il cielo. Questo è il punto. Evviva le radici se poi la pianta può crescere e vivere!
Questione di intelligenza. Questione di amore. Questione pure di lungimiranza, accidenti. Possibile che sia difficile comprendere che nord e sud uniti farebbero dell’Italia un Paese straordinario? Che quel tizio che dà lustro non può essere tenuto in gabbia ma, se mai, preso ad esempio e stimolo, ringraziato come apripista e seguito con tante altre estrose, proficue e serie applicazioni?
Inutile continuare a ripeterci che abbiamo un patrimonio unico al mondo se poi non sappiamo e non vogliamo rispettarlo, valorizzarlo e farlo diventare un’opportunità. C’è una crisi economica sconvolgente ma c’è anche una crisi culturale e morale devastante. Per rialzarci e incamminarci verso il futuro più serenamente possiamo e dobbiamo fare un paio di cose: unire nord e sud e riappropriarci di un concetto fondamentale, quello della qualità.
I due aspetti sono strettamente connessi. Sono legati dalla fierezza e dal desiderio di ‘benessere’. Dobbiamo mescolare le virtù, cogliere le tipicità, arricchirci delle differenze. E spogliarci di arroganza e pressappochismo.
Io desidero che gli italiani abbiano il piacere di esserlo e il dovere di dimostrarlo.

Proprio nel tempo della ‘globalizzazione’ l’unico senso che può avere la frontiera del nostro cuore è che l’Italia sia il tassello eccellente dell’intero…

Nessun commento:

Posta un commento