Ho
avuto il piacere di ascoltarlo live una sola volta, a Roma, qualche anno fa. Una
folgorazione. Perché quella di Antonio Pascuzzo è musica di emozioni. Che non è
una di quelle frasi che dicono tutto e niente. E’ il primo pensiero che ti
ispira, in quell’atmosfera popolare e colta insieme in cui naviga con amore e
piglio.
Uno
che ha studiato, coccolato, amato l’essenza della musica e il suo orizzonte. Ecco,
questa mi sembra la sintesi perfetta. Sfondi folk rivisitati in modo sublime. Ritmi
accattivanti in grandi parole. Miscele di suoni che evocano le ballate popolari
ma sfondano l’avanguardia. Brani di calore e colore. E strumenti che prendono
vigorosamente la scena.
Ci
vogliono cultura, tradizione, passione e estro per fondere modernità e bande
musicali, per cogliere il filo della storia, per toccare le corde dei sensi. E Antonio
Pascuzzo sembra avere nel dna e nel lungo percorso artistico le migliori
qualità per riuscirci. Mi piace, molto. Francamente mi rapisce, mi mette
euforia, mi commuove certo ascolto. Quella sua testa da calabrese senza
frontiere. L’arte che lo fa sorridere e godere. L’anima così ruspante e dotta
insieme.
La
ricerca, seducente, di seduzioni. Già. Il più bel gioco di parole per fissare l’attimo
di una sua esibizione.
Lo
immagino ovunque a fiutare nell’aria vecchie melodie, a indagare tra radici e
espressioni, a rielaborare memorie, a
sperimentare combinazioni.
Voglio
Antonio Pascuzzo a rappresentare l’Italia unita, l’eccellenza del made in
Italy, la forza del nostro patrimonio culturale.
Eccolo,
con Simone Cristicchi e il Coro dei Minatori di Santa Fiora.