Terroni
è un saggio di Pino Aprile che racconta un ‘altro’ Risorgimento o meglio
rilegge la storia dell’unità d’Italia fuori dalla storiografia ufficiale.
Con
il giusto riconoscimento al Regno delle due Sicilie e la consapevolezza che non
furono solo mille garibaldini a ‘imporre’ l’unità si può narrare la nascita
della nostra Italia in modo più articolato e verosimile, forse pure riportare
in equilibrio i piatti della bilancia.
Personalmente
ritengo che neppure i Savoia siano stati i cattivoni che hanno oppresso e
impoverito il Sud. Il Sud piuttosto compatto infatti pendeva per la monarchia ai
tempi del grande referendum che diede alla luce la Repubblica. E Napoli,
assai più del Piemonte, ha largamente dimostrato in tempi molto recenti di
prestare buona accoglienza e notevole affetto agli ex regnanti…
Diciamo
che se la matematica non è un’opinione i conti andrebbero fatti da un docente
super partes che, con buona pace di tutti, chiarisca che è la somma che fa il
totale. Oppure, abbreviando serenamente la procedura, basterebbe fare gli
italiani. Che, invece di credersi furbi, almeno per una volta dovrebbero
esserlo davvero. Dovrebbero prendere il Paese tutto intero e portarlo
orgogliosamente al mondo, insomma. Perché resta il più bel Paese che ci potesse
capitare, da nord a sud.
Tornando
a Terroni, il regista e attore Roberto D’Alessandro ne ha fatto uno spettacolo
di teatro-canzone. Per ‘superare la questione meridionale’ e cicatrizzare una
ferita. Perché la verità è rivoluzione, dice lui.
Perché
la stupidità con la quale non ci fondiamo potrebbe seppellirci, aggiungo io.
