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mercoledì 4 giugno 2014

Terroni

Terroni è un saggio di Pino Aprile che racconta un ‘altro’ Risorgimento o meglio rilegge la storia dell’unità d’Italia fuori dalla storiografia ufficiale.
Con il giusto riconoscimento al Regno delle due Sicilie e la consapevolezza che non furono solo mille garibaldini a ‘imporre’ l’unità si può narrare la nascita della nostra Italia in modo più articolato e verosimile, forse pure riportare in equilibrio i piatti della bilancia.
Personalmente ritengo che neppure i Savoia siano stati i cattivoni che hanno oppresso e impoverito il Sud. Il Sud piuttosto compatto infatti pendeva per la monarchia ai tempi del grande referendum che diede alla luce la Repubblica. E Napoli, assai più del Piemonte, ha largamente dimostrato in tempi molto recenti di prestare buona accoglienza e notevole affetto agli ex regnanti…
Diciamo che se la matematica non è un’opinione i conti andrebbero fatti da un docente super partes che, con buona pace di tutti, chiarisca che è la somma che fa il totale. Oppure, abbreviando serenamente la procedura, basterebbe fare gli italiani. Che, invece di credersi furbi, almeno per una volta dovrebbero esserlo davvero. Dovrebbero prendere il Paese tutto intero e portarlo orgogliosamente al mondo, insomma. Perché resta il più bel Paese che ci potesse capitare, da nord a sud.
Tornando a Terroni, il regista e attore Roberto D’Alessandro ne ha fatto uno spettacolo di teatro-canzone. Per ‘superare la questione meridionale’ e cicatrizzare una ferita. Perché la verità è rivoluzione, dice lui.

Perché la stupidità con la quale non ci fondiamo potrebbe seppellirci, aggiungo io.