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| Lettera a Savonarola |
Non so cosa teneva dint’a
capa
intelligente, generoso,
scaltro,
per lui non vale il detto
che è del Papa,
morto un Troisi non se ne
fa un altro.
Morto Troisi muore la
segreta
Arte di quella dolce tarantella,
ciò che Moravia disse del
Poeta
io lo ridico per un
Pulcinella.
La gioia di bagnarsi in
quel diluvio
di ‘jamm, o’ saccio, ‘naggia,
oilloc, azz!’
era come parlare col
Vesuvio, era come
ascoltare del buon jazz.
‘Non si capisce’ urlavano
sicuri
‘questo Troisi se ne resti
al Sud!’
Adesso lo capiscono i
canguri,
gli indiani e i miliardari
di Holliwood!
Con lui ho capito tutta la
bellezza
di Napoli, la gente, il
suo destino,
e non m’ha mai parlato
della pizza,
e non m’ha mai suonato il
mandolino.
O Massimino io ti tengo in
serbo
fra ciò che il mondo dona
di più caro,
ha fatto più miracoli il
tuo verbo
di quello dell’amato San
Gennaro.
La
poesia di Roberto Benigni a Massimo Troisi, quello che hanno fatto insieme al
cinema, la grandezza della loro comicità e del loro feeling sono una bella
iniezione di ottimismo e genialità per il made in Italy. L’Italia unita è
proprio questa combinazione di peculiarità culturali. Roba che non possiamo
godere solo nel ricordo del grande schermo e nella sua chiave ‘spettacolare’. Questa
è linfa vitale! E’, in un certo senso, il tessuto umano e popolare che il mondo
intero (senza togliere nulla alle sue infinite ricchezze) ha molte ragioni per invidiarci. 