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martedì 22 aprile 2014

A Massimo Troisi…di Roberto Benigni

Lettera a Savonarola
Non so cosa teneva dint’a capa
intelligente, generoso, scaltro,
per lui non vale il detto che è del Papa,
morto un Troisi non se ne fa un altro.
Morto Troisi muore la segreta
Arte di quella dolce tarantella,
ciò che Moravia disse del Poeta
io lo ridico per un Pulcinella.
La gioia di bagnarsi in quel diluvio
di ‘jamm, o’ saccio, ‘naggia, oilloc, azz!’
era come parlare col Vesuvio, era come
ascoltare del buon jazz.
‘Non si capisce’ urlavano sicuri
‘questo Troisi se ne resti al Sud!’
Adesso lo capiscono i canguri,
gli indiani e i miliardari di Holliwood!
Con lui ho capito tutta la bellezza
di Napoli, la gente, il suo destino,
e non m’ha mai parlato della pizza,
e non m’ha mai suonato il mandolino.
O Massimino io ti tengo in serbo
fra ciò che il mondo dona di più caro,
ha fatto più miracoli il tuo verbo
di quello dell’amato San Gennaro.


La poesia di Roberto Benigni a Massimo Troisi, quello che hanno fatto insieme al cinema, la grandezza della loro comicità e del loro feeling sono una bella iniezione di ottimismo e genialità per il made in Italy. L’Italia unita è proprio questa combinazione di peculiarità culturali. Roba che non possiamo godere solo nel ricordo del grande schermo e nella sua chiave ‘spettacolare’. Questa è linfa vitale! E’, in un certo senso, il tessuto umano e popolare che il mondo intero (senza togliere nulla alle sue infinite ricchezze) ha molte ragioni per invidiarci.