giovedì 12 giugno 2014

Al Bano - «Mai Bei» da «Sèngur» by Beagles



I Beagles sono una testimonianza di amore per la musica. Un amore serio ma leggero. Loro, i Beagles, non vivono di canzoni ma fanno vivere le canzoni. E la terra, quella che è tradizione, senso popolare, anima.
Pieno Oltrepo pavese, quello del vino buono. Loro attingono da lì, con il sapore e il tasso alcolico giusto direi. Osano, sperimentano e, soprattutto, producono allegria. Con la memoria dei luoghi, il moderno cammino e il dialetto che si fa lingua.
L’ultimo album, Sèngur, scoppietta di cose buone e ironie. Inoltre allarga, accoglie, contamina. Già. Guest star per Sèngur dei Beagles sono stati Drupi, che essendo pavese si poteva considerare di casa, e Al Bano, al quale non può che essere riconosciuto il merito di disponibilità e audacia.
E dopo aver cantato proprio nel dialetto dei Beagles, Al Bano ha detto di essersi molto divertito e si è detto felice perché ‘incontrare e parlare un’altra lingua è cultura’. Ottimo, Al Bano. Splendido il tuo commento a questa esperienza!
Bella, l'idea. Di quelle che fanno respirare a pieni polmoni l'Italia unita e intera. Qui ci sta proprio bene. Forza Beagles!


domenica 8 giugno 2014

Antonio Pascuzzo: musica d'autore folk


Ho avuto il piacere di ascoltarlo live una sola volta, a Roma, qualche anno fa. Una folgorazione. Perché quella di Antonio Pascuzzo è musica di emozioni. Che non è una di quelle frasi che dicono tutto e niente. E’ il primo pensiero che ti ispira, in quell’atmosfera popolare e colta insieme in cui naviga con amore e piglio.
Uno che ha studiato, coccolato, amato l’essenza della musica e il suo orizzonte. Ecco, questa mi sembra la sintesi perfetta. Sfondi folk rivisitati in modo sublime. Ritmi accattivanti in grandi parole. Miscele di suoni che evocano le ballate popolari ma sfondano l’avanguardia. Brani di calore e colore. E strumenti che prendono vigorosamente la scena.
Ci vogliono cultura, tradizione, passione e estro per fondere modernità e bande musicali, per cogliere il filo della storia, per toccare le corde dei sensi. E Antonio Pascuzzo sembra avere nel dna e nel lungo percorso artistico le migliori qualità per riuscirci. Mi piace, molto. Francamente mi rapisce, mi mette euforia, mi commuove certo ascolto. Quella sua testa da calabrese senza frontiere. L’arte che lo fa sorridere e godere. L’anima così ruspante e dotta insieme.
La ricerca, seducente, di seduzioni. Già. Il più bel gioco di parole per fissare l’attimo di una sua esibizione.
Lo immagino ovunque a fiutare nell’aria vecchie melodie, a indagare tra radici e espressioni, a rielaborare memorie,  a sperimentare combinazioni.
Voglio Antonio Pascuzzo a rappresentare l’Italia unita, l’eccellenza del made in Italy, la forza del nostro patrimonio culturale.

Eccolo, con Simone Cristicchi e il Coro dei Minatori di Santa Fiora.

mercoledì 4 giugno 2014

Terroni

Terroni è un saggio di Pino Aprile che racconta un ‘altro’ Risorgimento o meglio rilegge la storia dell’unità d’Italia fuori dalla storiografia ufficiale.
Con il giusto riconoscimento al Regno delle due Sicilie e la consapevolezza che non furono solo mille garibaldini a ‘imporre’ l’unità si può narrare la nascita della nostra Italia in modo più articolato e verosimile, forse pure riportare in equilibrio i piatti della bilancia.
Personalmente ritengo che neppure i Savoia siano stati i cattivoni che hanno oppresso e impoverito il Sud. Il Sud piuttosto compatto infatti pendeva per la monarchia ai tempi del grande referendum che diede alla luce la Repubblica. E Napoli, assai più del Piemonte, ha largamente dimostrato in tempi molto recenti di prestare buona accoglienza e notevole affetto agli ex regnanti…
Diciamo che se la matematica non è un’opinione i conti andrebbero fatti da un docente super partes che, con buona pace di tutti, chiarisca che è la somma che fa il totale. Oppure, abbreviando serenamente la procedura, basterebbe fare gli italiani. Che, invece di credersi furbi, almeno per una volta dovrebbero esserlo davvero. Dovrebbero prendere il Paese tutto intero e portarlo orgogliosamente al mondo, insomma. Perché resta il più bel Paese che ci potesse capitare, da nord a sud.
Tornando a Terroni, il regista e attore Roberto D’Alessandro ne ha fatto uno spettacolo di teatro-canzone. Per ‘superare la questione meridionale’ e cicatrizzare una ferita. Perché la verità è rivoluzione, dice lui.

Perché la stupidità con la quale non ci fondiamo potrebbe seppellirci, aggiungo io.

lunedì 2 giugno 2014

Sei un artista italiano se…

Sei un artista italiano se…oltre a talento, studio, originalità, dedizione, non hai ‘frontiere’ mentali. Già, per te anche l’Italia non deve essere un confine, un limite.
Però la tua cultura, il tuo dna, caro artista italiano è nella terra, nella gente. In questa terra, in questa gente. Nei paesaggi italiani, nella storia italiana, nei suoni, nei gusti, nei profumi italiani. Come un punto di partenza. Come un prezioso bagaglio di affetti. Come l’abc per tutta la sapienza che potrai e vorrai farti respirando il mondo.

Ecco, oggi è il 2 giugno, festa della Repubblica Italiana. Il secondo grande giorno dopo l’Unità d’Italia. E un artista non può che sentirsi oltre il Nord e il Sud, insieme al Nord e al Sud…per una indivisibile Repubblica italiana. Anzi, può fare molto, moltissimo perché questo sia la forza del presente e del futuro.

giovedì 29 maggio 2014

Max Pezzali e Giuliano Sangiorgi

Ti sento vivere.
Emozioni musicali. 
Un altro incontro di grande fascino, con due pezzi della storia moderna della canzone, di quelli che cantiamo e respiriamo con le arie frizzanti, il fascino delle parole giuste, i pensieri innamorati o irriverenti. Sguardi che corrono lontano ma accarezzano la pelle. Ritmi e ritornelli che si inseguono. Tra nord e sud. Così appassionatamente vicini da commuovere.
Bravi, Max Pezzali e Giuliano Sangiorgi.

mercoledì 28 maggio 2014

Paolo Conte: Suonno e' tutt'o'suonno

Paolo Conte, Napoli e il dialetto napoletano sono amici. O forse amanti, perché la calamita governa fascino, piaceri, dedizioni.
Pare quasi non ci sia nulla di più umano dell’arte! Già. Lì il richiamo è naturale, schietto, vigoroso. Azzera la stupidità di una cartina geografica o ci viaggia dentro con tutti i sensi pronti. L’avvocato cantautore di Asti e le atmosfere della cultura napoletana toccano momenti di grande musica e di bella complicità.
Ne sentiamo uno su tutti.

lunedì 26 maggio 2014

Rocco Hunt: ‘A verità

Se tifi un’altra squadra
Sei lo stesso mio fratello…
Tagliate quella linea
Che divide Nord e Sud…
E son sicuro che un sorriso l’ho strappato
Pure a voi lassù.
Così cantavi, Rocco Hunt. E credo tu ne abbia strappato più di uno, sorriso.
‘ ‘A verità’ è che ‘Nu juorno buono’ non è ancora arrivato, hai ragione.
L’ommo è ignorante a credere c’a terra è ‘a soja
Distrugge ‘e piante pe’ fa carte e n’copp ‘e carte
Scrive ‘a storia
Ecco, pensiero freccia, perfetto come il tuo rap.
Pe’ mme n’esiste Italia fino a quando esiste ‘a Padania
Nun è ca so razzista so mill’anne ca so schiavo…
L’Italia non è del nord o del sud, è degli italiani. La Padania è un pezzo di
terra non una bandiera. Ma attento anche tu, alle parole. A rimbalzarsele addosso si fa solo danno. E si tira l’acqua al mulino di chi divide et impera, caro Rocco Hunt. So che certe realtà sono dure ma guarda che alla ‘schiavitù’ ci siamo pure un po’ adeguati, tutti quanti. Invece di farci forza andiamo avanti a pregiudizi e rabbia. Roba inconcludente e pericolosa.

Tu non sei razzista. Bene, dimostralo e diffondi la tua giovane forte energia. Siamo uomini ‘non ignoranti’ se non aspettiamo che ci venga ‘concesso’ un Paese migliore ma cerchiamo invece di costruirlo. Talvolta, lo sai, a muovere coscienze e svolte sono proprio le parole. In musica, al cinema, per strada. Nella vita di tutti i giorni. Ecco, ora più che mai siamo chiamati a tenderci la mano e a procedere insieme. Determinati, umani, civili.
‘A verità è che siamo messi male, dalle Alpi alla Sicilia. Invece di farci le pulci dovremmo capire quante benedette risorse abbiamo e metterle in pista. Che un italiano senza nord o senza sud è un italiano a metà, Rocco Hunt. Uno che sul ‘mercato’ del mondo vale molto meno.
Mi piaci. Non solo perché mi hai fatto sorridere. Perché credo davvero nello straordinario potere dei moti dell’anima. Una canzone può veicolare pensieri e raggiungere desideri. Condivisione, voglia di giustizia, orizzonti puliti non sono già un punto di partenza che ci può vedere felicemente uniti?

Capisco che tu senta il richiamo di essere ‘voce del sud’. Non è un male, d’accordo. Ma ricordati sempre che i sorrisi che puoi strappare altrove potrebbero significare molto, moltissimo.