sabato 21 giugno 2014

Roy Paci e Aretuska: Italians Do It Better

Gli italiani lo sanno fare meglio. 
Quando vogliono non c’è dubbio.
E Roy Paci lo lancia come un messaggio di orgoglio e risveglio. Già, ne abbiamo bisogno. Di ritrovarci e ritrovare la nostra eccellenza. Di rialzare la testa e allargare il sorriso. Naturalmente rimboccandosi le maniche, tirando fuori genio, forza, impegno e una manciata abbondante di onesta serietà.
Quest’Italia piegata, affranta, malamente furba è un oltraggio, grave, al nostro dna. Ci vogliono orizzonti autentici, slancio e professionalità. In tutto.
Lui, Roy Paci, è energia pura, sempre. Quando si mette a dare fiato alla tromba, a cantare, a creare combinazioni artistiche.
Passione, tanta passione. E l’audacia di mettercela tutta. Perché bisogna lavorare bene, amare bene, vivere bene. Questo è più o meno tutto.
Quindi…bravo e grazie, Roy!
Grandi presenze in Italians Do It Better: su tutti Dr. Ring Ding e Saturnino Celani. Ma sono notevoli anche i contributi più nuovi, Ilaria Graziano, Julia Lenti, Grazia Negro, Zibba, Diodato, John Lui, Fabio Giachino, i Velvet Brass.
E l’Italia c’è! Intera, da sud a nord. Quella che ha voglia, quella che sa ingranare la marcia giusta (o il ritmo perfetto, è il caso di dirlo), quella che sa fare. Anzi, che sa fare meglio.

Secondo me Italians Do It Better è da ascoltare, riascoltare, cantare…sentire, credere, praticare.

giovedì 19 giugno 2014

Lo Stato Sociale e The Shak&Speares

Chi c’era martedì sera a sentirli a Napoli?
Loro, i bolognesi Lo Stato Sociale con The Shak&Speares, band di Pompei.

Musica emergente, molto emergente. E made in Italy intera. Che bellezza!

mercoledì 18 giugno 2014

Lucio Dalla, Caruso

Complici un soggiorno a Sorrento, la memoria del tenore Enrico Caruso, certa melodia partenopea e la sensibilità di Lucio Dalla, Caruso è una di quelle canzoni destinate a sopravvivere a tutto e tutti, a sfidare tempo e luoghi, a consegnarsi sempre come inestimabile ricchezza.

‘Io non posso fare a meno, almeno due o tre volte al giorno, di sognare di essere a Napoli…’ così d’altra parte il grandissimo bolognese Lucio Dalla testimoniava il suo amore per quel ‘ragionare napoletano’ che è, o dovrebbe essere, patrimonio dell’umanità.

giovedì 12 giugno 2014

Al Bano - «Mai Bei» da «Sèngur» by Beagles



I Beagles sono una testimonianza di amore per la musica. Un amore serio ma leggero. Loro, i Beagles, non vivono di canzoni ma fanno vivere le canzoni. E la terra, quella che è tradizione, senso popolare, anima.
Pieno Oltrepo pavese, quello del vino buono. Loro attingono da lì, con il sapore e il tasso alcolico giusto direi. Osano, sperimentano e, soprattutto, producono allegria. Con la memoria dei luoghi, il moderno cammino e il dialetto che si fa lingua.
L’ultimo album, Sèngur, scoppietta di cose buone e ironie. Inoltre allarga, accoglie, contamina. Già. Guest star per Sèngur dei Beagles sono stati Drupi, che essendo pavese si poteva considerare di casa, e Al Bano, al quale non può che essere riconosciuto il merito di disponibilità e audacia.
E dopo aver cantato proprio nel dialetto dei Beagles, Al Bano ha detto di essersi molto divertito e si è detto felice perché ‘incontrare e parlare un’altra lingua è cultura’. Ottimo, Al Bano. Splendido il tuo commento a questa esperienza!
Bella, l'idea. Di quelle che fanno respirare a pieni polmoni l'Italia unita e intera. Qui ci sta proprio bene. Forza Beagles!


domenica 8 giugno 2014

Antonio Pascuzzo: musica d'autore folk


Ho avuto il piacere di ascoltarlo live una sola volta, a Roma, qualche anno fa. Una folgorazione. Perché quella di Antonio Pascuzzo è musica di emozioni. Che non è una di quelle frasi che dicono tutto e niente. E’ il primo pensiero che ti ispira, in quell’atmosfera popolare e colta insieme in cui naviga con amore e piglio.
Uno che ha studiato, coccolato, amato l’essenza della musica e il suo orizzonte. Ecco, questa mi sembra la sintesi perfetta. Sfondi folk rivisitati in modo sublime. Ritmi accattivanti in grandi parole. Miscele di suoni che evocano le ballate popolari ma sfondano l’avanguardia. Brani di calore e colore. E strumenti che prendono vigorosamente la scena.
Ci vogliono cultura, tradizione, passione e estro per fondere modernità e bande musicali, per cogliere il filo della storia, per toccare le corde dei sensi. E Antonio Pascuzzo sembra avere nel dna e nel lungo percorso artistico le migliori qualità per riuscirci. Mi piace, molto. Francamente mi rapisce, mi mette euforia, mi commuove certo ascolto. Quella sua testa da calabrese senza frontiere. L’arte che lo fa sorridere e godere. L’anima così ruspante e dotta insieme.
La ricerca, seducente, di seduzioni. Già. Il più bel gioco di parole per fissare l’attimo di una sua esibizione.
Lo immagino ovunque a fiutare nell’aria vecchie melodie, a indagare tra radici e espressioni, a rielaborare memorie,  a sperimentare combinazioni.
Voglio Antonio Pascuzzo a rappresentare l’Italia unita, l’eccellenza del made in Italy, la forza del nostro patrimonio culturale.

Eccolo, con Simone Cristicchi e il Coro dei Minatori di Santa Fiora.

mercoledì 4 giugno 2014

Terroni

Terroni è un saggio di Pino Aprile che racconta un ‘altro’ Risorgimento o meglio rilegge la storia dell’unità d’Italia fuori dalla storiografia ufficiale.
Con il giusto riconoscimento al Regno delle due Sicilie e la consapevolezza che non furono solo mille garibaldini a ‘imporre’ l’unità si può narrare la nascita della nostra Italia in modo più articolato e verosimile, forse pure riportare in equilibrio i piatti della bilancia.
Personalmente ritengo che neppure i Savoia siano stati i cattivoni che hanno oppresso e impoverito il Sud. Il Sud piuttosto compatto infatti pendeva per la monarchia ai tempi del grande referendum che diede alla luce la Repubblica. E Napoli, assai più del Piemonte, ha largamente dimostrato in tempi molto recenti di prestare buona accoglienza e notevole affetto agli ex regnanti…
Diciamo che se la matematica non è un’opinione i conti andrebbero fatti da un docente super partes che, con buona pace di tutti, chiarisca che è la somma che fa il totale. Oppure, abbreviando serenamente la procedura, basterebbe fare gli italiani. Che, invece di credersi furbi, almeno per una volta dovrebbero esserlo davvero. Dovrebbero prendere il Paese tutto intero e portarlo orgogliosamente al mondo, insomma. Perché resta il più bel Paese che ci potesse capitare, da nord a sud.
Tornando a Terroni, il regista e attore Roberto D’Alessandro ne ha fatto uno spettacolo di teatro-canzone. Per ‘superare la questione meridionale’ e cicatrizzare una ferita. Perché la verità è rivoluzione, dice lui.

Perché la stupidità con la quale non ci fondiamo potrebbe seppellirci, aggiungo io.

lunedì 2 giugno 2014

Sei un artista italiano se…

Sei un artista italiano se…oltre a talento, studio, originalità, dedizione, non hai ‘frontiere’ mentali. Già, per te anche l’Italia non deve essere un confine, un limite.
Però la tua cultura, il tuo dna, caro artista italiano è nella terra, nella gente. In questa terra, in questa gente. Nei paesaggi italiani, nella storia italiana, nei suoni, nei gusti, nei profumi italiani. Come un punto di partenza. Come un prezioso bagaglio di affetti. Come l’abc per tutta la sapienza che potrai e vorrai farti respirando il mondo.

Ecco, oggi è il 2 giugno, festa della Repubblica Italiana. Il secondo grande giorno dopo l’Unità d’Italia. E un artista non può che sentirsi oltre il Nord e il Sud, insieme al Nord e al Sud…per una indivisibile Repubblica italiana. Anzi, può fare molto, moltissimo perché questo sia la forza del presente e del futuro.